sabato 4 luglio 2009

Don Vitaliano e la xenofobia

"Care sorelle e fratelli immigrati in Italia o che state per venire - scrive - dopo la giusta presa di posizione della S. Sede contro la legge razzista approvata dal Parlamento italiano in questi giorni, mi sono confrontato a lungo con i documenti del Magistero della Chiesa, con un insegnamento che non tentenna nell'affermare l'assoluta priorità per il cristiano di farsi prossimo a chi non ha prossimo. E, in questo particolare momento storico, chi è più privo di prossimo di voi, sradicati dalla vostra terra, lontani dalla patria e dagli affetti, scacciati dai Paesi ricchi? Accettare fino in fondo il Vangelo e l'insegnamento della Chiesa - prosegue - deve portare noi cristiani a denunciare fermamente l'imperante ondata di xenofobia nei vostri confronti, e deve farci andare controcorrente rispetto al dilagare del razzismo camuffato da presunta 'sicurezza'. Inoltre, deve porci di fronte ad un dissidio inconciliabile: l'impossibilità di rispettare le leggi dello Stato che si ergono come muro ad arginare la massa dei disperati che preme". "Si dice che l'Italia sia un Paese a maggioranza cattolica, o comunque di radici culturali cristiane - prosegue don Vitaliano - ma sembra che l'onda montante nel Paese abbia ben diversa matrice. E non mancano, ormai, forze politiche come la Lega, che squallidamente cavalcano questa pericolosa onda dell'intolleranza, esclusivamente per fini elettorali. In questi giorni il Parlamento del mio Paese, che si dichiara a maggioranza cristiana, ha deciso di cacciarvi via, vuole respingervi dall'Italia. Mi sono interrogato su quale sia il ruolo del Parlamento: accettare il ricatto interessato di fascisti e leghisti a recepire e ratificare gli umori del Paese oppure - nel rispetto dello spirito della Costituzione - attraverso le leggi, aiutare questo Paese a crescere. Io non sono un esperto di leggi, né un esperto dei problemi dell'immigrazione - sottolinea ancora - tuttavia mi permetto di ricordare ai parlamentari del mio Paese, che una legge per regolamentare l'ingresso degli immigrati e che costituisca la Carta fondamentale per una convivenza multietnica, non può fondarsi sulla repressione, sui respingimenti indiscriminati e sullo stato di polizia, ma deve avere come presupposto l'accoglienza. Non si può considerare, infatti, 'hostis' chi il dato costituzionale e la nostra tradizione culturale considera 'hospes'". "Perciò, fratelli migranti - conclude - invito a venire e restare in Italia perché non è vero che siete delinquenti, perché non è vero che venite a rubarci il posto di lavoro, perché non è vero che siete troppi, tanto da non poter essere integrati nel nostro tessuto sociale. Vi invito a venire e restare in Italia perché in ogni caso avete qualcosa da regalarci, perché potete aiutare questo Paese a cambiare, perché non ci sono soltanto quelli che non vi vogliono: per fortuna, ci sono tanti che sono contenti di avervi tra noi, e non vedo per quale motivo debba comunque prevalere il razzismo".