
Il 16 Marzo 2009, a Torino, c’è stato l’incontro : Kosovo 1999-2009, a dieci anni dall’aggressione NATO nei Balkani.
L’incontro è stato organizzato dall’associazione S.O.S. Yugoslavia all’interno di un progetto più grosso chiamato : Cantieri di pace.
Per quanto abbia preso appunti per 3 ore, non mi è stato possibile scrivere tutto.
C’è stata una breve introduzione in cui si è spiegato il motivo di questi incontri e precisamente la voglia di dire no agli armamenti.
La riunione è stata tenuta prevalentemente da Enrico Vigna, una persona stupenda che da 10 anni porta aiuti umanitari in Kosovo.
Enrico ha iniziato con la cosa più giusta dell’universo : la NATO è l’esercito della globalizzazione.
La globalizzazione è il destino di tutti noi e guai a chi si oppone. In Kosovo passano il corridoio 6 e il corridoio 8 delle materie prime.
Ecco perché è strategico.
Enrico entra in Kosovo solo sotto scorta armata. E’ stato minacciato qui in Italia e anche la, in Kosovo.
Anche lui come me fa fatica a farsi credere. Tutto ciò che dicono la CIA, l’FBI e la NATO viene creduto, quel che diciamo noi no. Anche questo fa parte della globalizzazione.
Ci sono state propinate 2.880 ore da Novembre 1998 a Marzo 1999 per indottrinarci sulla cattiveria serba quando la realtà era molto differente. I primi albanesi che hanno fatto le valige sono stati quelli disperati al terzo giorno di bombardamenti NATO.
Nessun paese dava lo stato di rifugiato politico ai kosovari perché non vi era motivo.
In Kosovo c’è la più grande base NATO europea : Bondsteel. Dentro questa base ci sono la bellezza di 70.000 marines. Firmin Ejupi è uscito a testa alta da questa base come se fosse un santo. Non si sa cosa ne è stato del suo processo per 22 omicidi.
In Kosovo ci sono state 42.000 case di rom devastate e nessuna protesta da parte della UE. Sono state usate le bombe all’uranio impoverito e le bombe a grappolo. L’uranio ucciderà per sempre, le bombe a grappolo hanno fatto si che Israele adesso dica : perché vi scandalizzate per la striscia di Gaza ? La NATO ha usato per 78 giorni le bombe a grappolo nel Kosovo !
I serbi rimasti in Kosovo sanno che non hanno nessun futuro, ma vogliono morire la, anche se preferirebbero morire di vecchiaia e non uccisi in diverse maniere come ad esempio per mancanza di assistenza sanitaria. Per un’assistenza si deve fare domanda e forse nel giro di 3 o 4 giorni si ha una risposta per essere scortati in un ospedale. Si può morire di una semplice appendicite.
Negli anni precedenti il 1998 serbi e albanesi andavano nelle stesse scuole. I bambini serbi avevano due ore alla settimana di albanese e gli albanesi due ore di serbo. Ognuno studiava nella propria lingua, ma negli ultimi anni i bambini albanesi non studiavano la storia del programma, bensì una diversa perché avevano iniziato quel processo che avrebbe portato solo morte e distruzione.
Finalmente Carla Del Ponte denuncia nel suo libro ciò che i serbi dicono da anni, ovvero che nella famosa "casa gialla" a 300 serbi sono stati prelevati gli organi a rate. Prima gli si levava un occhio, poi li si nutriva bene e gli si levava un rene, poi li si nutriva bene e gli si levava il cuore.
Dalla lettera di un bambino serbo kosovaro dell’enclave di Orahovac:
“ …la mia infanzia trascorre circondata dal filo spinato, anche se ho dodici anni, da quattro anni non ho ciò che hanno tutti bambini del mondo, cioè la libertà. Io vorrei che tutte le fabbriche di filo spinato si trasformassero in fabbriche di giocattoli e fiori, così avremmo abbastanza giocattoli e fiori per tutti i bambini del mondo…” ( Dusan M. 12 anni )
( Tratto dal libro : E. Vigna – Dalla guerra all’assedio . Ed. La Città del sole)
Per chi volesse contattare l’associazione S.O.S. Yugoslavia l’email è : sosyugoslavia@libero.it
Ulteriori chiarimenti qui.
Si ringrazia Alberto Samopravo.net per la gentile concessione della foto
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