lunedì 15 dicembre 2008

Grande Davor !!!

E dire che io sono filoserba.. ma quando si dà addosso alla Serbia per moda mi schifo, quando si parla chiaro lo apprezzo.
Questa è la risposta a Burhan su albanianews.it in relazione al fatto che Burahn sosteneva che in Croazia non c'erano stati morti.



@Burhan
La Croazia non ha avuto neanche un morto? Questa si che è bella...
Il 23 dicembre 1990 in Slovenia si tenne un referendum sull'indipendenza, o meglio sulla sovranità slovena, dal momento che si parlava anche della costruzione di una nuova confederazione di repubbliche, le cui basi andavano ridiscusse. Va inoltre precisato che la costituzione della RFSJ prevedeva costituzionalmente il diritto alla secessione unilaterale per ciascuna delle sei repubbliche costituenti (diritto non presente nelle disponibilità di Vojvodina e Kosovo i Metohija). Data l'indisponibilità serba a rivedere radicalmente l’assetto dello stato, la sera del 25 giugno 1991 fu convocato in seduta plenaria il Parlamento Sloveno (Skupščina) per discutere e votare l'indipendenza; tutti erano favorevoli, tranne il comandante delle truppe jugoslave, che era pure membro effettivo dell'assemblea. Egli fece un discorso minaccioso. Nel corso della seduta, poco prima della votazione definitiva, il Presidente del Parlamento diede lettura di un telegramma appena pervenuto dal Sabor di Zagabria, il Parlamento Croato, nel quale si comunicava che anche la Croazia era indipendente. Ad avvenuta votazione, nella piazza centrale di Lubiana il presidente Milan Kučan proclamò davanti al popolo l'indipendenza slovena. La conclusione del discorso di Kučan lasciava intendere un'immediata risposta delle truppe federali: "Nocoj so dovoljene sanje, jutri je nov dan" ("Stasera i sogni sono permessi, domani è un nuovo giorno"). Il 26 giugno il giornale sloveno "Delo" di Lubiana usciva con un titolo a nove colonne, così tradotto: "Dopo più di mille anni di dominazione austriaca e più di settanta anni di convivenza con la Jugoslavia, la Slovenia è indipendente". La risposta dell'Armata Popolare Jugoslava (JNA) non si fece attendere: il 27 giugno l'esercito intervenne in Slovenia. Si trattò di una vera e propria guerra di aggressione. Infatti, come sopra precisato, era prevista la possibilità di secessione degli stati federati. Iniziò così la prima guerra in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. La guerra (“Guerra dei dieci giorni”) si concluse in poco più di una settimana, essendo la nazione etnicamente compatta e sostenuta politicamente dal Vaticano di Giovanni Paolo II[6] (in chiave anticomunista ed in difesa del gran numero di cattolici sloveni) dall'Austria e soprattutto dalla Germania per le ragioni storiche già accennate, che si impegnò subito a riconoscerne l'indipendenza e spinse perché anche l’intera CEE facesse lo stesso. L'impreparazione da parte dell'Armata Popolare Jugoslava fu tragicomica: entrando in Slovenia il comando si dimenticò di fare rifornimento di carburante, che ovviamente in Slovenia nessuno glielo vendeva. Il Governo Sloveno ordinò ai propri militari di tenere sotto controllo gli jugoslavi e di non sparare, se non per legittima difesa. Inoltre fu ordinato da parte dello stesso governo che a tutte le caserme occupate in Slovenia dall'Armata Jugoslava fosse tolta la fornitura di luce, acqua e gas. Così il comando jugoslavo fu costretto a ritirarsi.
La dichiarazione di indipendenza croata (25 giugno), invece, conseguenza diretta dei risultati del referendum, provocò l'intervento militare jugoslavo, deciso a non permettere che territori abitati da Serbi fossero smembrati dalla Federazione e slegati dalla madrepatria serba. La teoria nazionalista serba diventa così ideologia portante di tutta la Jugoslavia e delle sue guerre.
L'attacco, iniziato nel luglio del 1991, coinvolse numerose città croate: Dubrovnik, Sibenik, Zadar (dove è nata mia nonna), Karlovac, Sisak, Slavonski Brod (dove è nata mia zia), Osijek, Vinkovci e Vukovar. Il simbolo della guerra serbo-croata è divenuto l'assedio alla città di Vukovar, nella Slavonia (25 agosto - 18 novembre 1991), un territorio in cui Serbi e Croati riuscivano a convivere, fino a poco tempo prima, serenamente. La città fu bombardata e quasi completamente rasa al suolo dai Serbi, che impegnarono 20.000 uomini e 300 carri armati. Oltre alle truppe regolari dell'JNA, a Vukovar combatterono anche i paramilitari di Željko Ražnatović "Arkan", responsabili, assieme all'esercito, di saccheggi e uccisioni di centinaia di civili (compresi i malati presenti nell'ospedale cittadino), ignorando ogni convenzione di guerra. L'assedio si conclude con la vittoria serba il 18 novembre, con circa 1100 civili uccisi e 5000 persone deportate in Serbia. Ed era solo l'inizio...
Davor

Moj rodjak sa sela

In un commento anonimo su balkan-crew ci è stato inviato questo link.
"Il capo procuratore del tribunale penale dell’Aja Serge Brammertz (il successore di Carla del Ponte) ha richiesto al canale televisivo serbo RTS di cessare l’emissione dello serial „Moj rodjak sa sela“ (avevo fatto un post qui) perché secondo lui glorifica Ratko Mladic e Radovan Karadzic e agisce da propaganda anti-tribunale dell'Aja. Brammertz ha anche chiesto al direttore di RTS di assumere la responsabilità di avere prodotto e mandato in onda il Serial."

Sto seguendo questo serial dall'inizio. Non mi sembra che esplicitamente venga onorato Ratko Mladic, anche se ci sono indizi e si parla del tribunale dell'Aja. Se questa notizia è vera, penso comunque che ciò sia semplicemente il comportamento contraditorio occidentale, che propaga tolleranza e libertà di espressione....se corrisponde agli standard occidentali. Appena il parere diverge da questi standard, allora la tolleranza finisce li. Inoltre non vedo nessuno problema a parlare di Ratko Mladic (se veramente fosse cosi!), visto che non è stato ancora condannato da nessun tribunale, per ora è solo accusato quindi "non colpevole". Magari siete daccordo con me, che questa notizia è solo un esempio di "paranoia occidentale anti Serbia" ?


In the comment section of this blog we got this link from an anonymous reader.
"The main persecutor of the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia (successor of Carla del Ponte) Serge Brammertz requested Serbia that RTS (Radio Televizije Srbije) immediatly takes the serial „Moj rodjak sa sela“ (i wrote a post about it here) from the program, because according to his opinion, the serial glorifies Ratko Mladic and Radovan Karadzic and makes anti-Hague-Propaganda.
Brammertz also asks the head of RTS Aleksandar Tijanic to take resposability for the production and the broadcasting of this serial. "

I've been following this serial since the beginning. In the serial there are hints to the Hague’s tribunal without names but we are far away from glorifying someone. If this news are true, I just think that this is a typical contradictory behaviour of the Western World, that theoretically praises tolerance and freedom of speeche ...as long as the ideas correspond to the Western World standards ...as soon that the ideas could slightly deverge from that...then the tolerance stops abruptly. And by the way, I absolutely do not see any problem with glorifying a person like Ratko Mladic! Not yet one tribunal has spoken Mladic guilty of anything...he’s just accused. So maybe you agree with me, that in this case it's just an example of Western Paranoia against Serbia!
Saikaca